Lo storno di dipendenti può configurare la concorrenza sleale
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Divulgativo

Lo storno di dipendenti può configurare la concorrenza sleale

Andrea Bazzichi 98 -

Ecco come il passaggio di dipendenti da un'impresa all'altra contrasta con i principi fondamentali in materia di concorrenza.

martedì 12 marzo 2019


Sommario: 1. Premesse generali; 2. Il caso Concreto: ordinanza del Tribunale di Macerata del 30.07.2018; 3. La tutela nel caso lo storno sia configurato; 4. Riflessioni conclusive.

1) Premesse generali

Lo storno di dipendenti, ovvero il passaggio da un'impresa all'altra è argomento sempre dibattuto e di attualità. Ciò trova spiegazione nel fatto che la fattispecie implica il contemperamento di contrapposti interessi che trovano copertura costituzionale, quali la libertà di impresa e la libera concorrenza. In tale quadro, in via ulteriore vanno aggiunti i principi dell'abuso del diritto, nonché quello di buona fede che da tempo, ormai regola i rapporti tra le parti, non solo per quanto riguarda l'esecuzione del contratto. Peraltro, lo storno di dipendenti rappresenta una delle forme in cui può manifestarsi la concorrenza sleale contenuta nell'art 2598 n° 3 c.c. quale clausola generale di chiusura1. La disposizione individua due elementi in un preciso ordine logico che devono essere oggetto di valutazione: 1) il parametro della correttezza della professionale, che può mutare nel tempo e da settore a settore, 2) l'idoneità di tale condotta nel danneggiare l'altrui azienda. La giurisprudenza nel tentativo di semplificare un accertamento che per sua natura è problematico ha elaborato una serie di indici, parametri, la cui presenza vale a stabilire se il passaggio di dipendenti da un soggetto all'altro sia lecito o meno. In sede di prima analisi va ricordato come tali parametri non costituiscono un numero chiuso, non sono graduati in ordine di importanza, non devono necessariamente ricorrere tutti, ma nemmeno sono alternativi tra loro. D'altronde, gli stessi sono il frutto di un ragionamento presuntivo, per cui maggiori indici si ravvisano nel caso concreto, più probabile che lo storno sia da reputarsi illegittimo. Nel contempo, è altrettanto ovvio che nell'analisi del caso concreto la condotta in contestazione possa configurare solo alcuni dei parametri e far ritenere inesistenti gli altri.

2) Il caso concreto: Ordinanza del Tribunale di Macerata del 30.07.2018

Nel caso di specie si riscontra il passaggio in blocco di una serie di lavoratori qualificati, in un breve lasso di tempo, da una società ad un'altra. Si tratta di dipendenti altamente qualificati, che si inseriscono in un ambito nevralgico e che hanno avuto un lungo processo formativo da parte dell'impresa che subisce lo storno. Tra l'altro, sul piano fattuale, non è di secondario rilievo che i due operatori economici sia strettamente vicini a livello territoriale, e che la società che ha posto in essere lo storno sia stata costituita da poco, e rappresenti in verità lo schermo di un terzo soggetto concorrente della società che ha subito lo storno. Il Tribunale di Macerata nel motivare la propria decisione che porta alla conclusione che si tratti di un'ipotesi di concorrenza sleale elenca quelli che sono i parametri elaborati dalla giurisprudenza2. Nello specifico si deve dare conto:

1) alla quantità dei soggetti stornati; 2) alla portata dell'organizzazione complessiva dell'impresa concorrente; 3) alla posizione che i dipendenti stornati rivestivano all'interno dell'azienda concorrente; 4) alla scarsa fungibilità; 5) alla rapidità dello storno; 6) al parallelismo con l'iniziativa economica del soggetto stornante.

Il punto di partenza ricorrente in ogni decisione in materia, è che non sia illecito lo storno in sé. Infatti, se preso come comportamento neutro esso non è altro che una manifestazione lecita del diritto di concorrenza. In un regime di libero mercato, è del tutto logico che ogni operatore tenti di reclutare i dipendenti più qualificati, e che per far ciò debba agli stessi offrire le migliori condizioni possibili. L'illiceità dello storno, al contrario, subentra laddove questo sia dettato non da un fine di libera concorrenza, ma esclusivamente e/o prevalentemente dall'intento di danneggiare il soggetto concorrente. In buona sostanza, quest'ultimo privato delle proprie migliori risorse umane, o non è più in grado di competere sul mercato, o comunque nelle stesse condizioni antecedenti al fatto illecito. Nel contempo, l'autore dello storno oltre che ad incrinare la forza commerciale del rivale, ottiene un risparmio di costi e di tempi, dovuto alla mancata necessità di reperire altri dipendenti e di doverli formare. Però, per ben comprendere la fattispecie dello storno, e la linea di discrimine tra concorrenza lecita ed illecita, l'attenzione deve essere focalizzata sul animus nocendi che viene ricostruito e valutato sulla base dei parametri poc'anzi elencati. Di conseguenza, non esiste una relazione biunivoca tra il danno che subisce lo stornato e il vantaggio che ricava l'autore dello storno. Se c'è il danno in questione accompagnato dall'animus nocendi saremo di fronte ad un atto di concorrenza sleale. Al contrario, se vi è il beneficio per l'impresa autrice dello storno, ma il danno non è correlato all'intento di nuocere, l'atto di concorrenza verrà qualificato come lecito.

Il Tribunale di Macerata ritiene che i vari parametri frutto dell'elaborazione giurisprudenziale siano presenti e collegati all'animus nocendi che si rinviene nelle circostanze che lo storno si compia in un breve lasso di tempo, si riferisca a soggetti qualificati, non sostituibili dall'impresa stornata se non tempi talmente lunghi ed eccessivi, tali da creare effettivi irreversibili.

3) La tutela nel caso lo storno sia configurato

Posta l'illiceità dello storno di dipendenti, si pone successivamente la questione della tutela più adeguata nei riguardi del soggetto stornato. Nel caso concreto, il Tribunale di Macerata opta per la tutela inibitoria, impedendo al soggetto stornante di impiegare i lavoratori trasferiti negli stessi compiti, attività e mansioni equivalenti a quelle che svolgevano nella società di origine. L'altro elemento sintomatico dello storno di un certo interesse, si rinviene nella circostanza che i lavoratori trasferiti vengono a rappresentare l'intera forza organico della società stornante che è stata di recente costituita, e viene ritenuta in verità uno schermo del reale competitore economico. Infatti, quest'ultimo ha sede in altra regione, e la costituzione di una nuova ed ulteriore società attigua a quella stornata viene visto come un elemento senza il quale, con un giudizio di verosimiglianza, lo storno non si sarebbe potuto compiere. D'altronde, è intuitivo, una massima di comune esperienza che il lavoratore soppesi anche la distanza del luogo di lavoro rispetto alla residenza, quando deve decidere se accettare il cambio di lavoro.

A garantire l'adempimento di quanto disposto con l'ordinanza di carattere cautelare, si prevede una sanzione economica giornaliera. In buona sostanza, in quanto tutela idonea a far si che l'illecito non causi danni ed effetti ulteriori, ma soprattutto irreversibili, si opta per il rimedio inibitorio stante il carattere preventivo, oltre che generale del medesimo.

Il trasferimento dei lavoratori non viene, come in tutti i casi oggetto di storno messo in discussione, ma gli stessi per delimitare le conseguenze del fatto illecito non possono, in pratica, essere impiegati per gli scopi per cui sono stati assunti. Potranno svolgere altri compiti, perché in quanto terzi, sono soggetti terzi, rispetto al fatto dello storno. Com'è noto, la tutela inibitoria oltre che rimedio preventivo e di carattere generale, i cui contenuti devono essere calati di volta in volta nel caso concreto, ha sempre una durata temporanea. Nel breve periodo, lo scopo è quello di far si che non si determino effetti irreversibili nei riguardi del danneggiato, nel medio periodo che lo stesso abbia la possibilità e la capacità di poter sostituire i lavoratori trasferiti. Mentre dal versante del danneggiante che questo non possa, comunque acquisire un vantaggio da un fatto illecito.

4) Riflessioni conclusive.

I parametri elaborati dalla giurisprudenza, in quanto canoni aventi portata generale, devono essere misurati e rapporti al caso concreto. N'è tipico esempio il numero dei lavoratori stornati che deve essere soppesato non solo in termini assoluti ma anche relativi, e in primo luogo rispetto al soggetto stornato anziché allo stornante Infatti, una quantità di dipendenti non eccessiva rispetto al totale dell'organico, potrebbe esserlo se riferita ad un determinato settore, in particolare laddove questo sia nevralgico o, comunque rappresenti un elemento di forza dell'impresa. Nondimeno non sono eludibili gli altri elementi, in quanto necessariamente collegati della qualità dei dipendenti e della loro scarsa fungibilità. In altri termini, un numero di per sé trascurabile potrebbe assumere rilevanza se collegato esclusivamente a soggetti qualificati e non sostituibili. D'altronde lo stesso elemento soggettivo dell'animus nocendi verrebbe meno se la condotta non potesse avere oggettivamente nessuna idoneità come previsto dall'art 2598 3° comma c.c.. Resta dunque, in disparte; poiché non strettamente necessario, il profilo dell'utilità che può ricavarne nell'immediato l'autore dello storno. In altri termini, anche se l'acquisizione di lavoratori da un'impresa concorrente, non fosse comunque necessaria, perché l'organico già è dotato di analoghi e competenti profili, l'atto di concorrenza sarebbe comunque sleale, se idoneo a creare un danno al proprio competitore. A maggior ragione, l'intento di nuocere in siffatte ipotesi sarebbe maggiormente presente, in quanto non dettato da nessuna utilità immediata, se non quella mediata di eliminare un pericoloso concorrente.

1L'art 2598 n° 3 così recita: “Compie atti di concorrenza sleale, chiunque si vale direttamente od indirettamente di ogni altro mezzo non conforme alla correttezza professionale e idoneo a danneggiare l'altrui azienza”.

2La sentenza di riferimento, per la completezza delle argomentazioni sul punto è Cass. 20228/2013.


Estremi per la citazione:
Andrea Bazzichi, LO STORNO DI DIPENDENTI PUÒ CONFIGURARE LA CONCORRENZA SLEALE, in Riv. Cammino Dirit.,3, 2019

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