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È valida la donazione di un bene della comunione legale da parte di un solo coniuge

È valida la donazione di un bene della comunione legale da parte di un solo coniuge
CIVILE - CONTRATTI

Scientifico

È valida la donazione di un bene della comunione legale da parte di un solo coniuge

Maria Avossa 298 -

La donazione di un bene rientrante nella comunione legale dei beni disposta in favore di un figlio è valida anche se posta in essere da uno solo dei coniugi, senza il consenso dell’altro. A stabilirlo è la Corte di Cassazione, sez. II, con ordinanza 31 agosto 2018, n. 21503.


Sommario: Introduzione. - 1. Negozio gratuito, liberalità e donazione - 2. La nozione  e gli elementi della donazione – 2.1. La causa della donazione. - 2.2. La donazione di un cosa altrui. - 3. La recente ordinanza della Cassazione civile, sez. II, 31 agosto 2018, n. 21503. I rapporti tra donazione e comunione legale dei coniugi. – 3.1 I rapporti tra donazione e l’azione di riduzione dei legittimari. – 4. Osservazioni conclusive. – Bibliografia.

Introduzione.

Gli interpreti del diritto, da sempre, si sono profusi in elaborazioni di teorie giuridiche in tema di donazione di cosa altrui per poter configurare o escludere la sua ammissibilità in punto di diritto. Di fatto, come regola generale in tema di contratti, l’art. 1348 c.c.,[1] consente alle parti di disporre validamente di un bene futuro. In tal maniera, salvo il caso di un divieto legale, è principio generale che, anche, le cose future possono dedursi come oggetto della prestazione (art. 1348 c.c.). Le cose altrui sono da equipararsi negli effetti del negozio giuridico alle cose future quando si deducono con riguardo all'eventualità che siano acquisite in tempo postumo al patrimonio della parte che ne dispone. Le cose altrui oggetto di disposizione sono contemplate separatamente dalle cose future negli articoli 1478 c.c. e 2822 c.c. in merito alla circostanza in cui un soggetto deduca la cosa come se fosse già nel suo patrimonio oppure sia nella certezza che essa ne divenga parte. Tali fattispecie si distinguono dal diverso caso in cui venga dedotta in un negozio un bene nella speranza che si acquisisca nel proprio patrimonio. Quest’ ipotesi va accomunata ad un’altra, ossia, quella in cui si deduce una cosa attualmente inesistente, ma della quale è probabile la nascita. Il legislatore appresta, però, dei divieti ai negozi di cosa futura o altri, come norme eccezionali rispetto al criterio generale dell’art 1348 c.c.. E’ cosa futura, perciò, la successione non ancora aperta, ma oggetto del divieto contenuto nell'art. 458 c.c.. Riguarda, invece, la categoria di cose altrui che si spera vengano a far parte del proprio patrimonio, il divieto dell'art. 771 c.c.in tema di donazioni. Di fatto, al di là dell’espresso veto normativo di disporre per donazione di beni futuri, non è possibile rinvenire alcuna norma parallela all’art. 1348 c.c che configuri l’ammissibilità della relativa ipotesi in tema di donazione, quando il bene appartenga ad un patrimonio estraneo a quello del disponente che ponga in essere una donazione. Ragionando per associazione comparatistica rispetto alla disciplina dei contatti, non solo non è possibile postulare la donazione di cosa futura ma, men che meno, è possibile ipotizzare una donazione di cosa altrui. Tale deduzione ha un suo riscontro normativo, per un lato, nella natura e nella disciplina del contratto di donazione - tipizzato agli art. 769 e seguenti del codice civile- e, per un altro lato, nella citata norma dell’art 771 c.c.. Per comprendere la ratio del legislatore, basta riflettere sul fatto che il negozio di disposizione, in generale, comporta una diminuzione patrimoniale per il soggetto o uno dei soggetti del negozio e corrisponde ad un accrescimento –o ad un vantaggio patrimoniale- nel proprio. Nella donazione ciò non succede poiché il negozio traslativo o obbligatorio si fonda sullo spirito di liberalità del donante e presuppone che i beni siano esistenti e nella titolarità di chi ne dispone per arricchire il patrimonio altrui senza alcun corrispettivo o controprestazione. Da questo se ne ricava che, per poter comprendere il fulcro della questione della donazione in res aliena bisogna far capo al concetto di “attuale inesistenza” dei beni altrui nel patrimonio del disponente. In passato, la giurisprudenza della Suprema Corte di legittimità si era già occupata della questione, ma l’argomento non ha cessato di destare interesse nonostante la soluzione apprestata nel 2016 che appariva fornire una sedes materiae alla donazione di cosa altrui dichiarandone la nullità della donazione laddove fosse compiuta sui beni alieni. Di recente, la Corte di Cassazione, sez. II civile, con l’ordinanza 31 agosto 2018, n. 21503, è ritornata sulla tematica esaminando la materia da due distinte angolazioni. La prima è la validità o meno della donazione di un bene effettuata da parte di uno soltanto dei due coniugi in regime comunione. La seconda concerne la validità o meno di una donazione effettuata con l’effetto di favorire un erede, menomando i diritti di altro legittimario. Alla luce di quanto già detto, l’accenno – anche se succinto- alle tematiche al vaglio della Suprema Corte rende evidente la complessità della pronuncia in esame, poiché il pregevole ragionamento logico-giuridico operato dai Giudici Supremi contempla l'operatività delle norme del codice civile in tema di donazione[2] contestualizzate all'applicazione della disciplina in tema di comunione legale (artt. 159 c.c. e seg.) [3] e, al contempo, al contenuto dell’azione di riduzione del legittimario pretermesso (art. 553 c.c. e seg).  Per tale motivo è opportuno un ordine sistematico nella trattazione dei singoli argomenti giuridici coinvolti. La parte iniziale di questo scritto sottopone – giocoforza – all’attenzione del lettore l’analisi delle norme dell’istituto della donazione sia da un punto di vista dottrinale, sia da un punto di vista giurisprudenziale. La seconda parte della trattazione analizza l’interazione tra donazione e successione ereditaria, ed in particolare, con l’azione di riduzione dei legittimari in successione ereditaria. La finalità è quella di giungere ad un commento organico dell’ordinanza della Corte di Cassazione civile, sez. II, del 31 agosto 2018, n. 21503, poiché la pronuncia in esame esplicita la modalità di applicazione degli articoli 184 c.c. e 555 c.c.. ad un caso di una donazione eseguita da un singolo coniuge in regime di comunione legale. L’ordinanza in commento si inserisce nel solco delle evoluzioni in materia tracciate da precedenti giurisprudenziali della Suprema Corte, non ultima l’ accennata sentenza a Sezioni Unite n. 5806 del 2016.  Sul filo conduttore della pronuncia della Sezioni Unite, l’ordinanza n. 21503 del 2018 fornisce una lettura evolutiva che si distacca dal criterio della nullità delle donazioni di cosa altrui, operando una logica applicazione del combinato disposto tra le norme in tema di comunione legale dei coniugi ed azione di riduzione nelle successioni ereditarie. Tanto offre la possibilità di un esercizio critico oltre che stilistico- normativo rivolto a comprendere la portata dell’ordinanza in commento e l’effettivo valore della lettura aggiornata offerta da questa ultima in tema di donazione in re aliena, che sarà oggetto della parte conclusiva di questa monografica, dedicata nel suo fine ultimo a sondare gli aspetti critici dello stato dell’arte della giurisprudenza di legittimità in tema di donazione in di cosa altrui.

Continua...


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Estremi per la citazione:
Maria Avossa, È VALIDA LA DONAZIONE DI UN BENE DELLA COMUNIONE LEGALE DA PARTE DI UN SOLO CONIUGE, in Riv. Cammino Dirit.,10, 2018

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